Non a tutti è ‘sfuggito’ il dibattito con Diego Fusaro sulle ragioni del NO al referendum…
movimento politico
Non a tutti è ‘sfuggito’ il dibattito con Diego Fusaro sulle ragioni del NO al referendum…
Ruggero II. Non “un” Re di Sicilia, ma IL Re di Sicilia per eccellenza. Un gigante della storia, fondatore (o ri-fondatore come vedremo) del Regno di Sicilia, e a un tempo fondatore del Parlamento, e delle due cose insieme, cioè della Monarchia parlamentare. Porta a termine l’edificio politico iniziato dal padre Ruggero I, al quale dà una forma che sfiderà i secoli, e porta la Sicilia al rango di superpotenza internazionale. La sua reggia è un crogiolo di cultura, un misto di potenza, sfarzo, saggezza amministrativa, insomma la “grandezza” al centro di una metropoli, Palermo, allora più grande di Roma o Parigi. La sua flotta temuta in tutto il Mediterraneo.
Ma andiamo con ordine, cercando di discernere il mito dalla realtà. Prendiamo un’ideale macchina del tempo e ripercorriamo la straordinaria epopea del suo governo, dal 1112 (quando uscì di tutela) al 1154, anno della sua morte. Su di lui sono stati scritti libri interi, e questo compendio – sia pure lungo – farà torto a molti dettagli. Ma accontentiamoci, sia pure a fini divulgativi.
Intanto sfatiamo subito un mito: per favore, non chiamiamolo “normanno”, se non di ascendenza.
Condividiamo l’evento organizzato dall’Associazione “La Sicilia ai Siciliani” e da “Welcome to Me” che ricorda ogni anno il 7 settembre i “Camiciotti” che durante le “5 giornate di Messina” donarono la loro vita per l’ideale di una Sicilia indipendente preferendo buttarsi in un pozzo (oggi in via Cesare Battisti presso la Casa dello Studente) pur di non consegnarsi prigionieri al nemico, in gran parte costituito da mercenari, durante la Rivoluzione indipendentista del 1848.
Quei ragazzi volevano solo una Sicilia Libera, e per questo erano disposti a morire.
Entra nel vivo la campagna referendaria. 10 settembre, sabato prossimo, alle ore 17.30 presso lo Splendid Hotel La Torre di Mondello, Palermo, Siciliani Liberi invita ad un pubblico confronto sul tema del referendum costituzionale il filosofo Diego Fusaro. All’incontro partecipa il nostro Presidente, Prof. Massimo Costa che in particolare sottolineerà gli effetti della legge di modifica … Continue reading “RIPRENDIAMOCI IL FUTURO”
“Siciliani Liberi” intende porre all’attenzione dei Siciliani tutti, senza alcun isterismo di un segno o dell’opposto, un fenomeno di assoluto rilievo di questi ultimi tempi.
Ognuno si tenga le proprie idee al riguardo. Noi facciamo però alcune osservazioni ed esprimiamo alcune forti preoccupazioni, vista la totale assenza dei “partiti italiani” su di un tema che riguarda il nostro futuro molto da vicino.
Prima i fatti, solo quelli per favore, ché già ci sono troppi pregiudizi in giro.
Apprendiamo da “Linkiesta.it” che Paolo Mieli, già direttore del Corriere della Sera, alla presentazione di un libro a Cortina D’Ampezzo si sia lasciato andare a considerazioni sul rapporto tra Italia e Europa, in cui tira in ballo la Sicilia come i cavoli a merenda.
Che bello fare il “giornalista” che pontifica sul nulla. Parla, portando esempi che non stanno in piedi, e per portare un esempio di “malaffare”, di cattiva condotta “italiana”, cosa poteva citare se non il capro espiatorio nazionale, cioè la Sicilia?
Tra i Governi Siciliani ce ne sono stati molti anche guidati da donne. Nell’Antico Regime questo accadeva durante la minorità dei piccoli sovrani, ancora incapaci a succedere.
Oggi parleremo della reggenza di Adelasia, ultima moglie di Ruggero, che governò la Sicilia dal 1101 al 1112, quando il diciassettenne Ruggero II uscì finalmente di tutela.
Le reggenze femminili, in un mondo dominato dagli uomini e dalla prepotenza, per non dire violenza feudale, erano periodi molto delicati, durante i quali gli stati faticosamente costruiti andavano spesso in pezzi.
Così non fu per la Gran Contessa Adelasia, che, un po’ per la sua prudenza, un po’ per la solidità dell’edificio lasciatole da Ruggero I, consegnò al figlio il dominio paterno senza aver perso né un centimetro quadrato di dominio, né un briciolo di prerogative sovrane.
Continuiamo il nostro viaggio sulla presunta dipendenza finanziaria della Sicilia dall’Italia.
La Sicilia? Palla al piede d’Italia. L’indipendenza? Follia, moriamo di fame.
Abbiamo già visto (in parte) quanto l’Italia prende dalla Sicilia. Ci siamo concentrati sulle accise petrolifere. Ci ritorneremo su altre voci.
Ora facciamo un altro discorso.
(elaborazione tratta da Alessandro Dagnino, FB, 18 agosto 2016)
Di solito, quando si parla di “Indipendenza Siciliana”, la prima reazione dell’interlocutore medio, ben indottrinato dalla propaganda centralista è: “ma siamo pazzi? da soli moriremmo di fame! se non fosse per l’Italia che ci mantiene…”.
Ma è poi vero che la Sicilia è mantenuta dall’Italia e non viceversa? Facciamo quattro conti, oggi, su quanto guadagna lo Stato italiano dalle imposte indirette di produzione e consumo riscosse in Sicilia…
(nell’immagine una ricostruzione dell’Antico Parlamento in seduta plenaria: sul palco il Re, o in sua assenza il Vicerè; ai piedi del palco il Sacro Regio Consiglio, tra organo di governo e massima giustizia costituzionale/amministrativa; a destra del palco i prelati e gli abati del Braccio ecclesiastico; a sinistra del palco i baroni parlamentari del Braccio … Continue reading “IL GIURE SICULO”
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